OGM vecchi e nuovi: bastano davvero a salvarci?
In seguito al cambiamento climatico molte piante indispensabili per il sostentamento umano e non solo non trovano più, sulla Terra, condizioni ottimali di crescita, così piuttosto che cercare di eradicare il problema alla radice si cerca l’ennesima soluzione tecnica.
Il capitalismo, infatti, mira ad adattare le colture all’innalzamento delle temperature e alla siccità attraverso processi di editing genomico, che nel caso degli OGM “classici” è svolto in transgenesi quindi attraverso lo spostamento di geni tra specie diverse, mentre nei cosiddetti TEA (o NGT, o NBT, definizioni introdotte per rendere meno “spaventoso” il termine e confondere il pubblico) si ha cisgenesi, ovvero si modifica il genoma di una specie (ad esempio impedendo la produzione di certe proteine e aumentando a dismisura quella di altre) senza introdurre però geni da altre specie. Cambia la forma, ma non la sostanza


