di Alberto Berton. Jaca Book 2023
Come è nato il ‘biologico’? Alberto Berton ci racconta in modo dettagliato tutti i passaggi del percorso di questa teoria e pratica agricola, dalle prime preoccupazioni per l’esito delle concimazioni chimiche alla fine del XIX secolo, fino a quelle di oggi sui nuovi OGM, o TEA come ha voluto chiamarle il governo italiano, che devono ancora attraversare qualche passaggio di legge prima di ritrovarceli nei campi senza indicazione in etichetta, come vorrebbero le grandi imprese multinazionali che pretendono di governare l’agricoltura.
L’agricoltura biologica ha oramai cent’anni. Alla fine dell’800 già si iniziava a studiare la natura organica del suolo, scoprendo la vita sotto terra, ma anche che con la chimica si erano persi i sapori delle verdure. In quel periodo è iniziata la legge dell’N-P-K.
Occorre arrivare al 1924 per trovare le prime sperimentazioni di coltivazioni senza chimica, a Indore nell’India centrale ad opera di Albert Howard; dello stesso anno sono anche le otto conferenze di Rudolf Steiner sull’agricoltura, che furono la base della nascita dell’agricoltura biodinamica.
A seguito del Dust Bowl, una serie di tempeste di sabbia che colpirono gli Stati Uniti centrali e il Canada tra il 1931 e il 1939, causate da decenni di tecniche agricole inappropriate e dalla mancanza di rotazione delle colture, raccontate da John Steinbeck in Furore, il governo americano iniziò a preoccuparsi della conservazione del suolo.
Nel 1962 il libro di Rachel Carson Primavera silenziosa aveva mostrato come il DDT, usato contro gli insetti, entrava nella catena alimentare e la successiva ondata del movimento hippy degli anni ’60 diede impulso al movimento biologico che non è un settore economico come un altro, ma un originalissimo impasto di cognizioni scientifiche e di valori umanistici, di concezioni alternative del mondo e di progetti per assetti futuri della società.
Berton ci racconta poi come negli anni successivi il ‘biologico’ si sia diretto verso una diffusione maggiore, nei supermercati, con le diverse posizioni e considerazioni in merito: questa direzione ha ‘corrotto’ il biologico, costringendolo nelle maglie del mercato, o ha permesso di diffonderlo maggiormente?
Un capitoletto è dedicato alla bioeconomia di Georgescu-Roegen, che sosteneva che «se la produzione di cibo tramite complessi agro-industriali divenisse la regola generale, molte specie connesse con l’agricoltura organica all’antica potrebbero gradualmente scomparire, una conseguenza che forse condurrebbe il genere umano in un vicolo cieco ecologico senza possibilità di ritorno». Oggi il termine ‘bioeconomics’ viene utilizzato in un senso completamente diverso da quello originale, come un macrosettore dell’economia che ingloba l’agricoltura, la pesca, la gestione forestale, le biotecnologie, le bioenergie, i biomateriali.
Con l’introduzione delle biotecnologie in agricoltura, con la creazione di Organismi geneticamente modificati, si apre un altro capitolo ancora, che è quello che viviamo oggi, e benché il libro dati del 2023, ci documenta sul processo di introduzione e le considerazioni in merito, nonché sulle risposte ecologiche alla manipolazione genetica in laboratorio con il miglioramento genetico evolutivo proposto da Salvatore Ceccarelli, oltre all’importanza dell’agroecologia come nuovo modello.
presentazione a cura di Isabella De Caria








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