magnifico esempio di proprietà collettiva al servizio di tutta la comunità
La storia del Bosco Fontana è un’epopea cominciata quarant’anni prima della scoperta dell’America. Una vicenda custodita nel cuore della Val d’Aveto, a Rezzoaglio, con un passato (anche molto recente) fatto di tenacia, sacrificio, tradizione, dedizione e battaglie. E di certo lo spirito battagliero non manca agli abitanti delle frazioni di Villanoce, Cerisola e Villarocca che in questi anni hanno dovuto difendere la proprietà indivisa del Bosco dai fedautari Doria, dall’amministrazione imperiale durante l’occupazione francese, dal Comune di Santo Stefano (di cui allora facevano parte le frazioni) e dalla scorsa amministrazione di Rezzoaglio, solo per citarne alcuni. Questa vicenda comincia con quattro atti di proprietà datati 1451, 1452, 1453: Gherardo e Opicino Fontana acquistarono il cosiddetto Bosco Grosso o Bosco Fontana. Bosco che ancora oggi è in mano ai discendenti dei Fontana, ovvero agli abitanti delle tre frazioni della Val d’Aveto: 330 ettari di patrimonio boschivo dal valore, per i proprietari e non solo, inestimabile. Una risorsa che la neonata Fondazione vuole mettere a disposizione della comunità e che rappresenta un unicum nel panorama della zona e non solo. “La Fondazione è nata a giugno di quest’anno – racconta Giorgio Fontana (a sinistra nella foto in alto) ripercorrendo la storia più recente – ma prima avevamo raccolto le firme contro gli usi civici disposti dall’allora Sindaco di Rezzoaglio nel 2017”.







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