Gli Ulivi non muoiono in silenzio

da | Ago 24, 2025 | Dalle nostre reti

“Se la terra palestinese avesse voce parlerebbe con la lingua dell’ulivo”

Siamo le olive e gli alberi delle olive.
Quando ci sparano,
non moriamo,
cresciamo nei cuori.
Quando ci strappano la terra,
ci aggrappiamo alle radici,
e la terra ci risponde con la voce degli ulivi.
Non siamo ospiti qui,
siamo la terra stessa che resiste

(Mahmoud Darwish)

Ci sono alberi che crescono in fretta, che fioriscono e sfioriscono nel giro di una stagione. E poi c’è l’ulivo. L’ulivo non ha fretta. Sa che il tempo non si misura in anni, ma in generazioni: chi lo pianta non lo fa per sé, ma per i figli, per i nipoti, per chi verrà dopo. È un gesto di fiducia nel futuro.

In Palestina, dove ogni lembo di terra è attraversato da ferite e memoria, l’ulivo è più di un albero: è una radice che tiene salda l’identità. “L’ulivo è la preghiera della terra”, scrive Elias Sanbar. Un mormorio antico, che resiste anche quando tutto intorno si spezza, una memoria che respira.

Gli ulivi punteggiano le colline di Jenin, di Nablus, di Betlemme. Alcuni hanno secoli, altri più di un millennio.

Pubblicato da Claudio per WWOOF Italia

Nello Staff di WWOOF Italia mi occupo fra le altre cose di comunicazione.

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