“Così abbiamo salvato i frutti dimenticati che rischiavano di scomparire”
“La mia storia inizia quarant’anni fa, quando mio padre cominciò a raccogliere piante da frutto e oggetti dal mondo contadino di cui ormai si stavano completamente perdendo le tracce, prima nella zona attorno a Città di Castello e poi in un’area sempre più ampia, che oggi comprende Umbria, Emilia-Romagna, Toscana e Marche. Da bambina lo vivevo come una caccia al tesoro, poi è diventata una passione e infine il mio lavoro: mi sono laureata in agronomia e ho completato un dottorato sulle pere. Si tratta davvero di un’attività molto affine all’archeologia: abbiamo cominciato intervistando gli agricoltori più anziani della zona, per raccoglierne testimonianze e ricordi; poi abbiamo esaminato altre fonti storiche, come gli archivi, i documenti, le liste della spesa, le ricette di cucina, i dipinti. Per esempio, in un dipinto di Francesco Melanzio da Montefalco abbiamo identificato la cosiddetta mela muso di bue, una mela simile a una pera rovesciata, e tre ciliegie bianche, molto dolci e prive di acidità, e abbiamo individuato altri frutti in opere del Pinturicchio e di Piero della Francesca. In particolare, ci siamo concentrati su quadri realizzati dalla fine del Trecento a tutto il Cinquecento, che sono quelli in cui la frutta è rappresentata nel migliore dei modi. Mettendo insieme tutte queste informazioni, abbiamo ricostruito decine di antiche varietà locali e, soprattutto, abbiamo cercato di recuperarle e salvarle.“








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