da Fonte Trocchi un documento di approfondimento sui criteri di edificazione delle abitazioni
in occasione delle giornate di laboratorio e discussione del luglio 2022 riceviamo questo articolo
La maggior parte delle case oggi esistenti ha la caratteristica di muri portanti costruiti troppo dritti che si sviluppano troppo in altezza. Questi muri, inevitabilmente, prima o poi si inclinano verso un lato o verso l’altro e l’intera costruzione diventa pericolante, non più abitabile e spesso a un certo punto nemmeno più utilizzabile come punto di partenza di una costruzione rinforzata, motivo per cui bisogna procedere alla demolizione completa di tutti i muri ancora esistenti per poi ripartire da zero.

Questi muri, inevitabilmente, prima o poi si inclinano verso un lato o verso l’altro e l’intera costruzione diventa pericolante, non più abitabile e spesso a un certo punto nemmeno più utilizzabile come punto di partenza di una costruzione rinforzata, motivo per cui bisogna procedere alla demolizione completa di tutti i muri ancora esistenti per poi ripartire da zero.
L’osservazione degli interventi che si fanno sulle case nel corso delle generazioni – restauro, ampliamento, abbandono, tentativi di rinforzamento, demolizione, ricostruzione – suggerisce la divisione delle case in due categorie:
1.) case costruite DALLA generazione presente e PER la generazione presente,
2.) case iniziate a essere costruite dalla generazione PRESENTE per le generazioni FUTURE.
Le considerazioni che seguono si riferiscono alle possibilità di costruzione vernacolare che offre il contesto rurale, non al contesto urbano, considerando il contesto rurale, rispetto al contesto urbano, come quello che offre più prospettive alle prossime generazioni di creare un modello di società necessariamente molto diverso da quello ereditato dalle generazioni precedenti che sta destabilizzando l’intera biosfera.
Alla prima categoria di case possono appartenere capanne, casette e rifugi che per le loro dimensioni ridotte facilmente raggiungono un buon livello di efficenza energetica e di sicurezza sismica. La necessità di escludere dallo spazio interno l’ingombro con oggetti e arredamenti superflui aumenta la qualità della vita degli abitanti, motivo per cui queste capanne sono proponibili alla generazione presente come valida soluzione del problema abitativo, realizzabile in poco tempo, a basso costo e in modo abbastanza soddisfacente per quanto è fattibile in una fase di transizione precaria.

Le case di seconda categoria si possono realizzare con calma, in un arco di tempo illimitato. Questa categoria di case si divide in:
1.) una parte permanente come fondazioni, e in
2.) una parte meno permanente che poggia su queste fondazioni.
Le fondazioni consistono in muri esterni portanti, alti non più di 2-3 metri, che partono da uno spessore di almeno 5-6 metri a livello del terreno per ridursi gradualmente allo spessore minimo di un metro a livello dell’altezza massima dei muri. Questi muri si possono costruire semplicemente ammucchiando pietre e terra come se si trattasse di muri già crollati. La resistenza a terremoti, uragani, gelo e ondate di calore è notevole e può essere dimostrata, anche se non è necessario, dal costruttore con calcoli matematici.
Come unica manutenzione necessaria gli abitanti ogni tanto devono aggiungere un po di materiale (pietre e terra) per contrastare i fenomeni di assestamento e dilavamento che potranno manifestarsi nel corso dei secoli. Queste fondazioni incrollabili offrono a ogni nuova generazione di abitanti la possibilità di costruire, a seconda delle proprie esigenze, capacità e preferenze, con materiali più leggeri e meno durevoli (come legno, canne, paglia o qualsiasi altro materiale localmente reperibile), in aggiunta allo spazio a livello terra, un altro piano abitabile e un tetto appoggiato orizzontalmente sul patrimonio edile preesistente, ereditato dalla generazione precedente con gratitudine, coltivabile, inoltre, sul lato esterno con fiori e piante.

I muri della maggior parte delle case oggi esistenti col passare del tempo si aprono verticalmente. Le fondazioni delle case iniziate a essere costruite dalla generazione presente per le prossime generazioni, al contrario, col passare del tempo si compattano orizzontalmente. In molte regioni del mondo questo tipo di muri si possono iniziare a costruire senza presentazione di un progetto architettonico. In un contesto più formale i muri in costruzione si possono dichiarare, se richiesto, come elementi costruttivi sperimentati per studiare il ciclo di vita, prolungabile al infinito, di questa tipologia di architettura. Alzando questi muri gradualmente nel corso degli anni, se non nel corso di decenni, permettendo alla vegetazione di mantenere tutto quanto sempre più o meno ricoperto, l’impatto visivo sarà minimale e il risultato perfettamente integrato nel paesaggio circostante.
Il volume di materiale edile che è stato adoperato nei paesi industrializzati negli ultimi 50 anni per la costruzione delle case in cui attualmente viviamo supera il volume di materiale edile adoperato da tutta l’umanità in tutto il mondo nei 5.000 anni precedenti messi insieme. Questo volume di materiale, consistente sopratutto in cemento, ghiaia, ferro e vetro si trasformerà nei prossimi decenni in un’eredità di ruderi pericolanti. Invece, le fondazioni delle case nuove iniziate a essere costruite dalla generazione presente, se concepite come dei muri già crollati, cercano di lasciare alle generazioni successive una grande quantità di materiale ammucchiato in maniera utile e non pericolante.

Descrizione della costruzione di una tipologia di case che inizialmente appartengono alla categoria 1,
con il potenziale di trasformarsi nelle fondazioni di case della categoria 2 in una fase successiva:
Le capanne di fango, simboliche per povertà e arretratezza, costruite con poca cura in situazioni di precarietà che facilmente si dissolvono e crollano con l’ esposizione alla pioggia, con l’azione delle tempeste o in caso di eventi sismici rimarranno anche in futuro la soluzione standard del problema abitativo per un numero non trascurabile di abitanti della terra. Un miglioramento tecnico che non richiede il coinvolgimento di professionisti specializzati, né il rincorso a materiali localmente non reperibili, consiste nella scelta di costruire i muri, partendo da una struttura di materiale vegetale intrecciato rivestita con uno strato relativamente sottile (5-10 cm) di argilla, in modo che siano lievemente inclinati verso l’esterno – per dare a questi muri la tendenza di cadere verso l’esterno. A questo punto le case costruite in poco tempo possono già essere abitate. In caso di terremoto o in caso di altri eventi estremi i muri cadono verso l’esterno senza colpire gli abitanti. Nei mesi e negli anni seguenti gli abitanti hanno la possibilità di rinforzare le loro case gradualmente avvicinando altre pietre e altra terra al lato esterno dei muri che, con questo sistema, vengono stabilizzati in strati orizzontali sempre più compatti, offrendo una protezione sempre maggiore contro temperature basse, ondate di calore, tempeste, uragani e terremoti. L’acqua piovana scorre in superficie seguendo l’inclinazione verso l’esterno. Nella parte più esterna i muri possono essere terrazzati per aumentare la ritenzione idrica, ridurre l’erosione e creare condizioni adatte alla coltivazione di piante commestibili. La superficie esterna si può modificare in molti modi con molte possibilità di adattamento a condizioni ambientali mutevoli. Lo spessore dei muri che può sembrare eccessivo, aumenta la superficie fruibile complessivamente a disposizione.

Immaginando questa tipologia di architettura applicata su larga scala nella creazione di nuovi insediamenti umani vediamo paesaggi di ritenzione idrica, coltivati da abitanti ben distribuiti, che si espandono orizzontalmente sulla superficie terrestre, – un’alternativa a progetti stravaganti come il tentativo di colonizzare Marte o la costruzione di bunker armati, che cercano vie di fuga verticali per pochi individui particolarmente lungimiranti e privilegiati in reazione a uno scenario futuro che viene considerato come inevitabile, invece di affrontarlo collettivamente con soluzioni accessibili a tutti.
come ridurre i costi:
- usare i materiali del luogo,
- evitare l’utilizzo di tecnologie costose,
- evitare il coinvolgimento di esperti,
- costruire forme semplici,
- iniziare con piccole unità abitative,
- usare gli spazi tra gli edifici per lo svolgimento all’aperto di una parte delle attività domestiche,
- progettare in modo che le costruzioni possano essere ampliate in una fase successiva,
- costruire collettivamente e trovare soluzioni che non richiedono uno sforzo fisico eccezionale per poter coinvolgere più persone,
- condividere servizi e infrastrutture.







0 commenti