Una Testimonianza WWOOFer per Riflettere e Agire

da | Gen 9, 2026 | I Nostri Soci

Condividiamo la lettera che ci inviato una WWOOFer, sperando che possa stimolare una profonda riflessione su quello che ci impegniamo a fare quotidianamente come staff e come consiglio dell’associazione, ma anche come semplici soci, per permettere a tutti/e di vivere esperienze quanto più belle, sane e rispettose.  In caso non vi sentiate sicuri/e o a disagio, in cui abbiate subito avances non richieste, non sappiate come comportarvi con chi ha approcci troppo personali e poco graditi non esitate a contattarci, sia durante che dopo la visita.
Garantire la sicurezza di tutti/e i/le soci/e e prevenire potenziali situazioni di molestie è da sempre una nostra priorità, ma ovviamente possiamo intervenire solo se queste situazioni ci vengono segnalate.

Ma lasciamo che sia questa testimonianza a parlare:

“Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo”

(Anna Frank)

Quanto è successo a me durante l’ultima esperienza di wwoofing non è certo paragonabile agli orrori dell’Olocausto ma queste parole mi hanno spronata a mettere per iscritto la mia esperienza, ad assumermi la responsabilità di condividerla nella speranza di tutelare altre donne wwoofer che potrebbero trovarsi a vivere una simile situazione.

All’inizio mi sono sentita accolta (alla mia confessione di avere delle “energie basse”, l’host ha risposto con apertura “le tireremo su!”), coccolata (il primo contatto fisico, oltre gli abbracci fraterni, è stato accarezzarmi la testa come un padre verso il figlio) e profondamente ascoltata.

Gradualmente (e subdolamente) però le sue mani e le sue labbra si sono prese sempre più spazio lungo il mio corpo. Dai tocchi sul viso (alla stregua di una persona cieca che voglia crearsi un’immagine mentale della fisionomia) ai massaggi sulle ginocchia, sulle spalle, sulla schiena, fino ai tentativi di carezzarmi nelle parti intime, fermati questi ultimi dai miei gesti e dai miei “no”. Non è mai andato oltre i miei “no”, questo glielo riconosco. Ma ogni giorno si ripeteva lo stesso schema di approccio, sempre in situazioni “protette” da eventuali sguardi indiscreti (degli altri membri della famiglia). La terz’ultima sera, rientrando nell’alloggio a me destinato, l’ho trovato che usciva dalla porta d’ingresso, giustificandosi con un “stavo cercando l’accendino” e a quel punto sono riuscita a mettergli un limite fermo (più o meno queste sono le parole che sono riuscita a dirgli: “So che questa è una tua proprietà ma è lo spazio che mi avete assegnato per questi giorni e non mi piace trovarti dentro in mia assenza”) cui ha reagito, il giorno dopo, chiedendomi in quanto wwoofer di non entrare più in casa loro a meno che non ci fosse qualcuno della famiglia… Da quell’episodio non mi si è più avvicinato.

Rientrata a casa, nelle settimane successive sono passata dal nascondere, al minimizzare infine al colpevolizzarmi per quanto accaduto, rimuginando su quel che avrei potuto dire o fare di diverso, con la vergogna di essermi fatta “abbindolare”, e guardando ai difetti di carattere messi in atto in quella circostanza: la mia tendenza alla compiacenza, la difficoltà a mettere limiti, la paura di rovinare i rapporti, l’ingenuità. In sostanza, un’altra donna avrebbe potuto mettere dei limiti netti e definitivi fin dal primo tentativo, oppure si sarebbe potuta rivolgere ai familiari, o ancora avrebbe potuto contattare subito il Coordinatore di zona di Wwoof Italia. Sono consapevole di non aver agito nel migliore dei modi…

Successivamente ha preso sempre più piede in me la preoccupazione che altre donne, magari più giovani, inesperte o ancora più vulnerabili di me, potessero essere manipolate come è capitato alla sottoscritta; per tale motivo, ho deciso di scrivere allo Staff riportando la mia testimonianza.

Ho ricevuto subito una risposta da parte di un membro dell’associazione: ha espresso il rammarico che non mi fossi rivolta immediatamente allo Staff poiché avrebbero potuto aiutarmi, aprendo un dialogo costruttivo con l’host o eventualmente provvedendo a trovarmi un’altra sistemazione in tempi brevi. Ne è seguito uno scambio di email, in uno spirito di accoglienza e di confronto reciproco o anche solo per sincerarsi che stessi bene. Ho anche avuto la possibilità di un contatto telefonico con un altro membro dello Staff che mi ha offerto uno spazio di ascolto, mi ha informata circa le azioni che stavano pianificando nei confronti dell’host e ha accolto le mie riflessioni e proposte mirate alla tutela dei wwoofer, come testimonia la concordata pubblicazione di questa lettera.

Sono iscritta a WWOOF Italia da 4 anni e solo ora ho scoperto che dietro ad un sito web c’è un’Associazione fatta di Persone disposte al dialogo, alla messa in discussione e aperte al miglioramento, nel rispetto dei valori propri di questa splendida Comunità.

A loro dico GRAZIE per l’occasione di crescita personale che mi hanno dato.

Lettera Firmata


Pubblicato da Fabrizio per WWOOF Italia

Sono socio attivo di WWOOF Italia come coordinatore locale e affianco lo staff nelle relazioni sul territorio.

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