Rivista Contadina
“Per costruire un mondo nuovo e basato sui principi della dignità, della solidarietà, della giustizia sociale e ambientale, dell’agroecologia, senza discriminazioni dovute alla provenienza, al genere e all’orientamento sessuale e religioso, c’è bisogno di progetto, di impegno, di pratica, di confronto, di studio, di formazione, di discussione, di apprendimento dai propri errori. Di organizzazione e di lotta.”
Dall’esperienza di Terra Liquida ODV nella gestione dell’emergenza e delle post-emergenze sui territori alluvionati nasce l’esigenza di uno strumento per comunicare e permettere l’incontro e il confronto
“Chi non ha vissuto sulla propria pelle i danni dell’alluvione, chi non si è insozzato di fango (e con le fogne rigurgitanti non era solo fango) non ha la percezione di questo particolare disastro che l’uomo sta facendo nel mondo di cui è ospite. Le terribili esperienze del passato anche recente, i Vajont e i testi sacri delle Tina Merlin evidentemente non sono bastati. Così crediamo che i testimoni dovrebbero poter raccontare e sensibilizzare. Vogliamo un mondo in cui la gestione dei territori sia cosa pubblica, alla quale gli abitanti partecipano attivamente da persone informate, consapevoli e politicamente significative e non da spettatori o danneggiati. Per noi le famiglie che si trasferiscono sui monti, o che vi rimangono, sono un’avanguardia da sostenere e incoraggiare contro l’abbandono e la distruzione del territorio secondo una visione pienamente agroecologica del mondo che ci accoglie.
Con le nostre poche forze ci opponiamo alla strategia di spopolamento forzato delle zone marginali. Vogliamo contribuire alla sopravvivenza delle piccole comunità montane colpite dal dissesto climatico e idrogeologico. Crediamo che le situazioni emergenziali siano occasioni per elaborare e realizzare insieme nuovi modelli ecologici di vita e di convivenza sul territorio.
Per dar voce a questi temi, per sostenere ragionamenti critici ampi e per aprire confronti teorici e politici, per raccogliere idee e progettualità utili a migliorare, ci servivano forze che andavano oltre le competenze e gli entusiasmi dei primi volontari. Non bastava saper rimuovere alberi sradicati, riparare tubazioni, aspirare fanghi, consolare famiglie, manovrare escavatori. Ci volevano strumenti e persone nuovi per strutturare la narrazione, organizzare la denuncia e sollecitare la critica politica.”








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